Non ho letto Roveredo, probabilmente lo cercherò, o forse no. E non ho grande esperienza di matti. Ho incontrato alcuni che lo erano, altri che lo sono, pochi che non lo sono mai stati.
Uno di quelli che lo erano, lo hanno ucciso a botte. Una notte. Un branco. Il branco. Il matto dava loro fastidio, dissero ai carabinieri. Un altro era un mio lontano parente. Se n'è andato dieci giorni fa. A conciarlo male, stavolta, è stato un tumore.
Tra coloro che lo sono, invece, ce n'è uno in particolare che mi è simpatico più degli altri. Gli altri sono un grassone che conversa con gli angeli e uno magrissimo che solitamente dirige il traffico in una strada in cui traffico non c'è.
Quello che mi sta più simpatico è un vecchietto. Avrà circa sessant'anni. Basso, magro, pochi capelli in testa tra il grigio e il bianco. Solitamente lo incontro quando vado in biblioteca. Se ne sta davanti ai negozi di alimentari o ai panifici per ore. Discreto, silenzioso, si posiziona vicino all'entrata, guarda un punto indistinto di fronte a lui e si muove a piccolissimi passi avanti e indietro. Dieci piccolissimi passi avanti. Dieci piccolissimi passi indietro.
Ha uno sguardo dolce, il vecchio. E non mendica. O almeno, non è denaro quello che vuole.
Credo che aspetti qualcuno. Che sia convinto di dover stare lì ad aspettare qualcuno. Forse un figlio. Partito per chissà dove e mai più tornato. Forse un amico. Forse, ancora, una donna.





































