Filippo Tuena fa parte della piccola schiera di autori contemporanei e italiani che leggo e rileggo con gioia via via crescente. Per contrappasso alla mia dedizione, in un’era contraddistinta dall’esigenza della “ricerca su internet”, in questi anni di bit e immagini, di questo autore romano, classe ’53, poco si trova.
O quasi.
Una biografia. Alcune pagine bibliografiche. E poco più. Non un sito vero e proprio. Non un blog. Roba da starci male.
Filippo Tuena l’ho incontrato un giovedì pomeriggio. L’anno, il 2002. Il mese, ottobre. Ero al supermercato con mia madre. In genere, quando io entro in un supermercato la prima cosa che cerco di individuare è lo scaffale o il banco con i libri. Quel giorno, dopo aver girato il supermercato in lungo e in largo, m’imbattei in una cesta di vimini, non molto grande, in cui era stata riversata una gran quantità di libri. I titoli spaziavano dalle mille idee per la cura del giardino di casa alle ricette di primi piatti siciliani. C’era un grosso manuale di fotografia, alcune diverse dozzine di “Segretissimo”, un paio di romanzetti rosa. Ricordo che un anziano si avvicinò alla cesta, fece finta di dare un’occhiata al manuale di fotografia, mi lanciò un paio di occhiate di studio, poi afferrò un volume di Liala e corse alla cassa. Accadde davvero, lo giuro.
Stavo per concludere una prima superficiale perlustrazione della cesta (solitamente ritorno più volte sul luogo del delitto e solo dopo attente valutazioni decido se acquistare o meno), quando lo sguardo mi cadde su una frase, stampata sul retro di un volume ancora avvolto nel cellophane.
| “Sull’orologio d’alabastro verdino non si esibiva una danzatrice qualsiasi, bensì la rapida Occasione. Ritratta secondo l’antica iconologia del Ripa, coi capelli rivolti verso la fronte, a significare quanto essa vada prevenuta e anticipata, con i piedi alati, per il suo veloce passare in equilibrio su una ruota mai ferma, e con in mano l’affilato rasoio che tronca ogni sorta di impedimento al suo volo.” |
Il periodo mi colpì. Chissà perché. Chissà per quale alchimia. Voltai il volume. Il titolo era “Il volo dell’occasione”, l’autore un certo Filippo Tuena. In copertina, la “Modella di profilo” di Seurat. L’editore era Longanesi. Un talloncino arancione recava la scritta Offerta Speciale e il prezzo: 2 euro. Lo acquistai.
Quel libro lo lessi in una sola mattina, due giorni più tardi. Era il due novembre, il giorno della Commemorazione dei defunti. L’atmosfera di quella giornata, il tema del libro (una torbida vicenda di revenant, fantasmi, condannati per l’eternità a ripetere il loro orribile peccato), mi coinvolsero in una delle esperienze di lettura per me più forti. Del libro ne riparlerò. E anche di Tuena.





































